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Andrej Godina
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01/04/2018

di Andrej Godina

I 7 punti per ottenere un caffè di qualità by Andrej Godina

La formula 7 di Andrej Godina fornisce una guida sui punti da non trascurare sulla filiera di produzione di un caffè di qualità

Tostatura.jpg
Vediamo nello specifico tutti i punti della formula 7 di Andrej Godina per il caffè espresso.
 
1. La qualità del caffè verde e le condizioni di stoccaggio.

Il caffè verde, al pari di qualsiasi altra materia prima necessita di un accurato processo di raccolta e lavorazione in piantagione al fine di ottenere chicchi di caffè privi di difetti e dalla caratteristiche sensoriali di alta qualità. Premesso che le specie botaniche maggiormente coltivate al mondo sono l’Arabica e la Canephora, è necessario sottolineare l’indiscussa migliore qualità e pulizia di tazza dell’Arabica. La specie Arabica è qualitativamente superiore nelle sue varietà botaniche più pregiate come il Bourbon, Typica, Pacas, Maragogype, Geisha. L’utilizzo di cultivars dell’Arabica incrociati con l’Hybrido di Timor e varietà della Canephora come la Robusta e il Conilon richiederanno un extra lavoro di selezione al fine di utilizzare solamente i chicchi migliori.
La lavorazione del caffè in piantagione termina con la fase di asciugatura dei chicchi che, possibilmente, dovrà essere effettuata a temperatura ambiente senza l’utilizzo di essiccatori meccanici al fine di preservarne al massimo la qualità. Nel caso di asciugatura meccanica imposta da condizioni climatiche avverse la temperatura dell’aria calda non dovrà eccedere i 40°C. Una volta raggiunto il livello di umidità dei chicchi in pergamino del 12% si procederà con la depergaminazione meccanica e la selezionatura dei chicchi per grandezza (crivello), densità e colore. Negli ultimi anni quasi tutti gli impianti di lavorazione del caffè per l’esportazione sono dotati di selezionatrici ottiche che permettono in modo veloce ed efficace di scartare tutti i chicchi difettati come quelli neri, fermentati, immaturi, tagliati e rotti, danneggiati dagli insetti.
Il chicco di caffè è un seme “vivo” che, raggiunto il tenore di umidità del 12%, rimane ancora vivo, in uno stato di dormienza con la speranza di trovare le condizioni ideali per germinare. Il tempo è importante: se non accuratamente stoccato in magazzini dove temperatura e umidità relativa dell’aria sono ideali, i chicchi deperiscono, si rinsecchiscono e perdono gli aromi caratteristici. Le condizioni ideali per un magazzino per il caffè verde sono 20°C con un’umidità relativa del 60%. E’ prassi normale insaccare i chicchi di caffè in sacchi di juta o sisal che dai paesi di origine permettono una pratica manipolazione fino ad arrivare alla torrefazione. Negli ultimi anni si è diffusa la buona pratica di trasportare il caffè nei sacchi tradizionali con all’interno un altro sacco di materiale plastico micro forato che permette al caffè di viaggiare e conservarsi in un micro clima ideale per la sua buona conservazione evitando che i chicchi perdano eccessivamente umidità, prendano odori estranei o assorbano umidità dall’esterno.
Quale il metodo di lavorazione dei chicchi migliore per l’espresso? Per rispondere a questa domanda è importante sottolineare che per un espresso di qualità sono di fondamentale importanza un buon equilibrio dei gusti, ovvero un buon bilanciamento tra acido e amaro e una nota dolce elevata unito a un corpo piuttosto intenso. Generalmente questo tipo di caratteristiche vengono impartite dai caffè che sono stati lavorati con il metodo naturale e con quello semi-naturale. Durante questi due processi le ciliegie di caffè nel naturale e i chicchi in pergamino con la mucillagine per i semi naturale vengono fatti asciugare al sole o in serre su reti. Questi processi permettono al chicco di conservare la maggior parte degli zuccheri e dei composti chimici idrosolubili che li rendono ideali per il metodo espresso.
Come verificare e valutare la qualità del caffè verde? Nei laboratori assaggi delle aziende esportatrici, d’importazione e delle torrefazioni, nei mercati internazionali il metodo di assaggio per la valutazione della qualità è quello alla “brasiliana” ovvero dove il caffè tostato chiaro viene macinato grossolanamente e lasciato in infusione in acqua calda per un determinato periodo. Per i caffè di particolare qualità si utilizza il protocollo di preparazione e di valutazione in tazza della Specialty Coffee Association of America. Dopo la selezione rigorosa dei chicchi verdi, la tostatura di un campione e l’assaggio in tazza un caffè è definito come specialty se raggiunge un punteggio uguale o superiore agli 80 punti. Generalmente questo tipo di protocollo di valutazione premia in particolare i caffè adatti ai metodi di preparazione a filtro ovvero caffè che vengono lavorati con i metodi lavato e semi-lavato con i quali generalmente si esalta l’acidità e le note aromatiche fruttate e floreali.
 
2. La tecnologia per la tostatura del caffè

La tostatura del chicco di caffè è una vera e propria cottura che avviene con un trasferimento di calore per un determinato periodo di tempo. Le tecnologie di tostatura presenti sul mercato utilizzano il trasferimento di calore per conduzione (contatto), convezione (flusso di aria calda) e irraggiamento (onde elettromagnetiche all’interno della tostatrice). Nelle tradizionali macchine tostatrici a tamburo, dove un cilindro ruota mantenendo in agitazione i chicchi all’interno dello stesso, è presente una combinazione dei tre metodi di trasferimento del calore. Per il caffè espresso è generalmente richiesto una maggiore convezione, una percentuale minore di conduzione e un ricorso all’irraggiamento pressoché minimo.
Le tostatrici cosiddette a letto fluido di aria calda adottano una tecnologia che prevede il totale trasferimento di calore attraverso convezione a una temperatura piuttosto elevata. Questo tipo di tostatrici, spesso applicate a cicli di cottura “fast”, generalmente sono più adatte a cicli di tostatura per il caffè filtro piuttosto che per l’espresso. L’espresso richiede una certa dose di conduzione che dev’essere abilmente modulata dal costruttore della tostatrice attraverso l’impiego di leghe di metallo più o meno conduttrici e la possibilità di variare la velocità di rotazione del tamburo. Un tipico esempio di costruzione è quello della sezione del tamburo con camera interna e quindi con doppio cilindro che permette una minore conduzione di calore dal tamburo. Spesso il tamburo viene direttamente riscaldato dalla fiamma del bruciatore.
 
3. La curva di tostatura per l’espresso: temperatura iniziale, RoR, temperatura finale, raffreddamento.
Il ciclo di tostatura prevede grossolanamente quattro fasi: pre-riscaldamento, asciugatura, tostatura, raffreddamento. Tra un ciclo di tostatura e un altro le condizioni di pre-riscaldamento o di mantenimento delle condizioni termiche dell’impianto di tostatura sono di fondamentale importanza per calibrare la quantità di calore che la tostatrice sarà in grado di cedere ai chicchi di caffè. In questa fase è necessario prendere nota dei parametri di settaggio del bruciatore, della velocità del flusso di aria e del tempo. Al termine di questa prima fase i chicchi di caffè vengono introdotti all’interno del tamburo a temperatura di stoccaggio che sarebbe opportuno sia controllata e uguale tutto l’anno al fine che non incida sulla successiva fase di asciugatura. La temperatura iniziale è importante in quanto determinerà la forma iniziale della curva di tostatura, la posizione sul grafico del punto di inversione o “turning point” e l’assenza a fine tostatura di difetti di tostatura di tipping, facing e scorching. In caso di temperatura troppo elevata di inizio tostatura, in particolare nel caso di tostatrici a tamburo a cilindro singolo con elevata conduzione, è possibile che i chicchi si danneggino per la violenta conduzione procurando al termine della tostatura macchie nere più o meno grandi, ovvero punti leggermente bruciati che porteranno in tazza gusto amaro e aromi di bruciato.
La seconda fase di asciugatura ha principalmente lo scopo di asciugare il chicco facendo evaporare la maggior parte dell’acqua in esso contenuto. In questa fase l’umidità del chicco, grazie alle proprietà di conduzione delle molecole di H2O, permetterà una più veloce ed efficace trasferimento di calore dall’esterno del chicco fino al suo centro. Il vapore fuoriuscito dal chicco crea un ambiente all’interno del tamburo più umido con un maggiore potere di trasferimento calore aria/chicco di caffè. Per questo motivo è sempre preferibile acquistare e utilizzare chicchi di caffè con contenuti di umidità più elevati, tra l’8 e il 12,5%.
La terza fase, quella di tostatura, inizia quando il chicco di caffè ha perso la maggior parte dell’umidità e iniziano le reazioni di Maillard che utilizzano molecole di zuccheri e proteine per produrre melanoidine, ovvero precursori aromatici. Le reazioni di Maillard producono pigmenti marroni che imbruniscono i chicchi e quantità abbondanti di CO2. Successivamente reazioni d caramelizzazione e degradazioni di Strecker contribuiscono all’arricchimento chimico del caffè aumentandone i composti chimici. In questa fase è di fondamentale importanza la capacità della tostatrice e del tostatore di calibrare il trasferimento di calore al fine di dare modo alle complesse reazioni chimiche di avvenire con il giusto tempo senza bruciare il chicco o al contrario lasciandolo sottosviluppato. La giusta calibrazione delle fonti di calore della macchina in questa fase vengono controllate al fine di permettere alle reazioni endo ed esotermiche di avvenire in modo corretto.
Raggiunto il giusto colore e grado di tostatura il caffè inizia il suo ciclo di raffreddamento, con la fuoriuscita dei chicchi dalla tostatrice. Al termine della tostatura è buona prassi aumentare la velocità di rotazione del tamburo per accorciare al massimo il tempo di fuoriuscita. Il raffreddamento deve avvenire ad aria, ovvero attraverso un flusso di aria a temperatura ambiente che sia in grado di portare i chicchi di caffè a una temperatura inferiore ai 30°C in meno di cinque minuti. Per mantenere un’elevata qualità dei chicchi di caffè tostato è sconsigliato il raffreddamento con l’uso di acqua, il cosiddetto “quenching” a meno che non sia effettuato direttamente nel tamburo e solamente nelle ultime fasi di tostatura.
 
4. Il colore di tostatura
Uno dei parametri oggettivi con i quali è possibile valutare il risultato di uno specifico ciclo di tostatura è il colore. A questo scopo sono utilizzati degli strumenti appositi in grado di misurare la luce riflessa dal caffè dando un’indicazione del colore espressa con un numero. Il colorimetro per il caffè prevede la macinatura del campione di caffè, il posizionamento e il livellamento del caffè macinato su un apposito piatto e la misurazione che avviene sotto una lampada che emette una certa quantità di luce e dei sensori che sono in grado di rilevare la luce riflessa. Un colore scuro riflette meno luce quindi il colorimetro segnalerà un numero più basso, un colore di tostatura più chiaro al contrario emetterà più luce riflessa dando un numero di lettura più elevato. Per misurare il colore di tostatura è importante definire un protocollo di preparazione del campione in quanto la lettura del colore viene influenzata dal tempo intercorso tra la tostatura e la misurazione, la curva di granulometria prodotta dal macinacaffè e la quantità e modalità di posizionamento della polvere nel piatto per la misurazione.
Per una tostatura espresso si può affermare che il colore di tostatura deve essere più scuro rispetto a quello a cui verrebbe tostato lo stesso caffè per i metodi a filtro. Non è possibile dare un’indicazione assoluta di colore adatto per l’espresso in quanto il colore è solamente uno dei parametri che incidono sulla caratterizzazione sensoriale della tazzina di caffè.
 
5. Degasamento del caffè tostato
La fase successiva alla tostatura che inizia già durante le ultime fasi tostatura il degasamento del caffè tostato. Durante la cottura del chicco abbondanti quantità di CO2 vengono prodotte all’interno dei chicchi e che vengono abbondantemente rilasciate terminato il ciclo. La maggior parte del gas è rilasciato nei primi giorni dalla cottura e può proseguire fino ad un mese dalla tostatura. La velocità del degasamento dipende da diversi fattori:
- tempo di tostatura: generalmente tostature “fast” degasano più velocemente di tostatura “slow”
- colore di tostatura: generalmente colori di tostatura più scuri degasano più velocemente di colori di tostatura più chiari a parità di tempo di tostatura;
- temperatura ambiente: generalmente caffè conservati a temperature più elevate degasano più velocemente di caffè conservati a temperature più basse;
- pressione interna dell’imballaggio: imballaggi che conservano i chicchi a pressione ambiente permettono al caffè di degasare più velocemente rispetto a imballaggi che conservano i chicchi con una sovrappressione interna.
La fase di degasamento è cruciale per la qualità dell’espresso preparato in tazza. Se il caffè tostato non è sufficientemente degasato, cioè se contiene un’elevata quantità di anidride carbonica, questa verrà rilasciata nel panetto di caffè compattato nella camera di estrazione della macchina caffè espresso, procurando maggiore resistenza idraulica al passaggio dell’acqua calda sotto pressione, procurando possibili fenomeni di sovra estrazione. L’eccessiva presenza di CO2 non permette quindi una corretta percolazione inficiando negativamente sull’estrazione e procurando una schiuma costituita da bolle eccessivamente grandi con la conseguenza di una persistenza della crema non sufficiente.
 
6. Imballaggio e shelf life
La qualità del caffè tostato si degrada per azione di alcuni elementi presenti nell’atmosfera ambiente che, in talune circostanze, sono in grado di accorciare la vita utile del prodotto in poco tempo. I fattori che degradano la qualità del caffè tostato sono in particolare quattro: innanzitutto la presenza dell’ossigeno che a contatto con la parte lipidica del chicco innesca immediatamente reazioni di ossidazione. L’effetto negativo dell’ossigeno a contatto con il caffè è il degrado della qualità aromatica con la presenza di aromi di rancido, sempre sgradevoli in una tazza di caffè espresso. La qualità del caffè viene degradata dalla presenza di umidità nell’atmosfera di conservazione, dalla temperatura di stoccaggio, dalla presenza di luce a contatto con il caffè. Per questi motivi il caffè deve venire conservato in un imballaggio che permetta di offrire un’elevata barriera nei confronti dell’ossigeno, dell’umidità e della luce. E’ sempre consigliabile la conservazione del caffè a temperature non elevate, sotto i 20 gradi centigradi.
 
7. Estrazione e qualità di tazza

La caratterizzazione sensoriale del caffè espresso coinvolge tutti i nostri sensi, a partire dalla valutazione visiva della crema che dev’essere compatta, consistente, di tessitura fine e persistente nel tempo. Prima della degustazione al palato la valutazione olfattiva è fondamentale: il caffè espresso è ricco di sostanze chimiche aromatiche volatili presenti non solamente nella crema ma soprattutto nella bevanda. Per questo motivo è importante rompere la crema con un cucchiaino per permettere agli aromi contenuti nel liquido di arrivare ai recettori olfattivi. Un caffè di qualità è innanzitutto privo di difetti che possono essere dovuti alla presenza di caffè difettato e/o da difetti di tostatura. I possibili aromi difettati nel caffè sono terra, muschio, muffa, cantina, medicinale, fenico, marcio, sterco, gomma, gomma bruciata.
Al palato l’espresso deve avere un piacevole equilibrio tra i gusti acido e amaro con una nota dolce predominante, un corpo intenso e qualitativamente piacevole per lasciare poi al palato un retrogusto elegante, piacevole e persistente.
L’attrezzatura per la preparazione dell’espresso è parte integrante della qualità finale della bevanda e ciò si traduce nell’utilizzo di un macinacaffè studiato per creare nel macinato una curva granulometrica plurimodale e una macchina caffè espresso in grado di erogare acqua calda sotto pressione in modo preciso e ripetibile. La preparazione di un buon caffè espresso inizia con la macinatura, processo durante il quale il chicco di caffè viene frantumato e poi macinato. Durante la macinatura il caffè viene esposto al contatto con l’ossigeno e la contemporanea fuoriuscita di anidride carbonica provoca anche il deperimento aromatico con la perdita di aromi. Per questo motivo la macinatura della dose per l’espresso al momento è fondamentale per avere sempre un caffè macinato fresco a aromaticamente complesso. La fase della dosatura e pressatura sono importanti al fine di compattare il caffè macinato nel filtro e permettere all’acqua in erogazione di estrarre tutto ciò che di buono vi è contenuto. La macchina caffè espresso deve essere in grado di erogare acqua calda sotto pressione in modo preciso e soprattutto ripetibile, sfruttando le moderne applicazioni tecnologiche che permettono di impostare determinate temperature dell’acqua, differenti profili di preinfusione attraverso la modulazione del flusso di acqua, differenti profili di pressione durante l’erogazione e differenti profili di temperatura dell’acqua durante l’erogazione.
 
 
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31/03/2018

di Andrej Godina

La formula delle 7 regole di Andrej Godina per ottenere un caffè espresso di qualità

Per ottenere un espresso di qualità è imprescindibile nei paesi consumatori porre attenzione a sette punti che incidono nella estrazione del caffè e nella qualità finale di tazza

Il Caffe veste prada - espresso Faro.jpg
Il metodo espresso di estrazione del caffè probabilmente è il più complesso nel panorama dei metodi di preparazione della bevanda e quello che permette di ottenere in tazza la bevanda chimicamente più complessa. Il caffè tostato è ricco di sostanze chimiche che vengono prodotte in tostatura principalmente grazie alle reazioni di Maiilard, caramelizzazione e degradazioni di Strecker. Il caffè tostato, se analizzato in laboratorio, è un vero e proprio concentrato che include all’incirca 2000 sostanze chimiche di cui quasi la metà sono composti aromatici volatili.

Il metodo espresso, inventato alla fine del XIX secolo con le prime macchine a vapore, permette in pochi secondi di estratte tutto il meglio che c’è all’interno del caffè tostato utilizzando l’acqua sotto pressione quale solvente di estrazione. La percolazione avviene attraverso il panetto di caffè tostato e macinato permette di ottenere nei canonici 20-30 secondi un concentrato di sostanze aromatiche che rende il consumo della bevanda una vera e propria esperienza sensoriale d’eccezione. Dalle primordiali macchine a vapore, dove la pressione dell’acqua era fornita dalla caldaia vapore, quindi parliamo di un valore che si aggirava attorno ai 1,5 bar, si arriva a pressioni molto più elevate con l’introduzione della leva. La macchina a leva del 1945 permette ad un pistone spinto da una molla, che viene precaricata dal barista attraverso l’azionamento manuale della leva, di spingere l’acqua di estrazione attraverso il caffè a una pressione iniziale di circa 12-14 bar. Nasce così il vero e proprio espresso come oggi lo conosciamo, ovvero una bevanda contenuta in una tazzina dal volume di circa 50 ml sovrastata da una spessa, consistente e persistente schiuma, detta crema.

La moderna macchina caffè espresso, nelle sue varie declinazioni tecnologiche, è in grado attraverso un motore elettrico di fornire la pressione costante di 9 bar all’acqua in estrazione. Alcuni modelli di macchina permettono di modulare la pressione e il flusso di acqua calda che passa attraverso il caffè e modificare a piacimento le caratteristiche sensoriali della bevanda.

Come si può intuire da questa breve introduzione preparare un espresso è l’atto più complesso e completo da un punto di vista chimico che l’uomo può fare utilizzando il caffè tostato e macinato: per questo motivo questo metodo richiede alcune imprescindibili precauzioni e attenzioni.
Dopo la mia pluridecennale esperienza lavorativa e accademica che mi ha portato ad estrarre decine di migliaia di tazze di caffè espresso sono giunto alla conclusione che alcuni punti fondamentali della filiera di produzione del caffè non possono venire trascurai se si desidera ottenere una tazza di qualità.
 
Di seguito quindi i 7 punti della formula 7 di Andrej Godina per l’espresso di qualità che devono venire presi in considerazione nei paesi consumatori:
 
1. La qualità del caffè verde e le condizioni di stoccaggio.
2. La tecnologia per la tostatura del caffè.
3. La curva di tostatura per l’espresso: temperatura iniziale, RoR, temperatura finale, raffreddamento.
4. Il colore di tostatura.
5. Degasamento del caffè tostato.
6. Imballaggio e shelf life.
7. Estrazione e qualità di tazza.

 
Il perfetto mix qualitativo di questi sette punti abbinati ad un elevato know how dell’operatore chiamato alla trasformazione del caffè verde permetterà di acquisire in tazza una qualità sensoriale impeccabile e di alta qualità.
 
 
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30/03/2018

di Andrej Godina

The Italian coffee blend espresso tradition and know how

Come to Italy and live the unique professional training experience organized by Umami Area on the Italina espresso blends

caffe espresso crema tigrata.jpg
Umami Area as “concept and vision” was born in 2012. Andrej Godina, moving to Tuscany gets to know Francesco Sanapo, with whom he starts activities and events aiming at the spreading of high coffee quality in Italy. This process concretely translates into the Umami Barista Camps: formation and training courses for coffee sector workers, based on the modules of the SCA (Specialty Coffee Association) Coffee Skills Program.
Umami Area developed in time the best coffee knowledge that speaks about specialty coffee and the real Italian espresso culture. Andrej Godina has a PhD in Science, Technology and Economy in the coffee Industry with a thesis on the espresso coffee sensory analysis. All the topics related to the espresso cup chain were studied together with the most important international coffee experts giving the opportunity to train on all the espresso brewing paramters. Coffee roasting, together with the green beans selection and the espresso percolation into the espresso coffee machine are the most important topics that Umami Area trainers will teach you during our courses.
Come with us into the Italian espresso coffee chain to discover all the espresso secrets that makes the espresso blend something magic.
The UMAMI training format is inspired by university campuses, where brilliant youth gather and share quality time not only devoted to study, led by outstanding international professors, but also to leisure time, mutual knowing, culture and experience sharing.

Join the international coffee eduaction with Umami Area and Umami Area Honduras in Las Capucas. Thus, Umami Camp is a high professional offer, taking place in a familiar and informal environment, with the chance to create and take part to a permanent training lab with coffee lovers and coffee experts.
Umami Area will offer ypu a cmplete coffee education on the Italian espresso culture with a progessional coffee knowledge and competence.
At the end of this training the participants will learn all about espresso, espacially everything it’s necessary to brew the beverage with consistency and quality. All the most important brewing parameters will be discussed as the water temperature and pressure, the grinding size distribution, dose, filter diameter, percolation time and beverage weight. Milano is designed as one of the best place in Italy to train on espresso: during the coffee week you are going to learn all the most important topics on espresso in different locations.
Spazio Candiani - Dalla Corte
MUMAC - Museum of the espresso coffee machine
La Cimbali - Binasco
Torrefazione Milani - Como
La Marzocco training center - Assago

DAY 1
MUMAC
the espresso coffee machine museum
La Cimbali factory - http://www.mumac.it

Agenda:
9:30 – 12:00 theoretical and practical sessions
12:00-13:00 visit at La Cimbali factory
13:00-14:00 lunch time
14:00-15:00 visit at the MUMAC Museum and La Cimbali factory
15:00-18:00 theoretical and practical sessions
During the first day the course’s topics would be:
Espresso history, the espresso coffee machine technological development, how Italians develop the brewing method, how to choose the single origin green beans for espresso, how to taste espresso, espresso tasting card, an introduction to sensory analysis, how to define the sensory quality of the espresso, Italian espresso definition and regional espresso habits.
During the first day all the basic information regarding espresso methods and green bean selection will be developed:
- how to do quality control on green beans for espresso (roasting, tasting, evaluating the quality)
- how to choose the right green beans for espresso
- how to use the specific espresso tasting card
- how to brew the right espresso for quality control.
Aperitif time & dinner: free time

DAY 2
Caffè Milani roastery
Como
http://www.caffemilani.it

Agenda:
9:00 – 12:00 visit to Caffè Milani factory with theoretical and espresso practical sessions
13:00-14:30 lunch time
14:30-16:00 theoretical and practical sessions
During the third day the trainer will train on the following topics:
Espresso definition, coffee sensory analysis, how to define the brewing parameters, which grinder and which espresso machine to be chosen, water for espresso, sensory analysis on espresso coffee blends part 2.
During the day the participants will choose their own coffee blend recipes tasting it into the cup:
- choose the right espresso blend recipe
- how to run a coffee roastery for espresso
- how to evaluate the right espresso blend
- espresso blend tasting sessions
Visit to the roastery plant in Como where to see the roasting facility, green coffee warehouse, quality control lab.
Return to Milano for dinner.
Ratanà Restaurant
Via Gaetano del Castillia 28
http://www.ratana.it/?lang=en
18:30 – 20:00 Olive oil tasting session with a short theoretical lesson on how to produce olive oil sensory analysis and practical sensory session with three different olive extra virgin oils (North, Central and South of Italy).
20:00 Dinner with a tasting menu with local milanese dishes. The dinner represents a journey of the senses evoking exciting flavours, at times unusual, tastes and textures, often obtained through the use of newly learned cooking techniques. Euro 70,00 per person including the wine pairing with a selection of natural wines.

DAY 3
La Marzocco Milano
http://it.lamarzocco.com/it/milano-coffee-shops/uffici/

Agenda:
9:00 – 12:30 theoretical and practical sessions
12:30-14:00 lunch time
14:00-17:00 theoretical and practical sessions
During the day the trainer will train on the following topics: how to process roasted coffee for espresso, cooling time, degassing phase, packaging, espresso parameter on the espresso coffee machine, sensory analysis, how to set up a quality control lab, sensory analysis on espresso coffee blends part 3.
During the last day the last workshops will be performed:
- choose the right espresso blend recipe
- espresso blend tasting sessions from the most significant Italian roasters
18:30 aperitif and dinner time:
Vino al Vino Restaurant
Via Gaspare Spontini 11
http://www.enotecavinoalvino.it
Wine tasting session with a short theoretical lesson on how to perform wine sensory analysis: colour, aroma, tastes, body and aftertaste.
Practical tasting session with a selection of different Italian wines, white and red, produced in North, Central and South of Italy.
20:00 Dinner with a tasting menu with recepies from local cuisine from south of Italy and a wine paring of natural wines. Euro 35,00 per person including the wine pairing with a selection of natural wines.

DAY 4
Spazio Candiani
Dalla Corte espresso coffee machine
Via Candiani 127 - Bovisa, Milano

Agenda:
9:00 – 13:00 theoretical and practical sessions
12:00-14:30 lunch time
14:30-18:00 theoretical and practical sessions

12:30 Luch time - coffee menu with a selection of single origin coffees locally roasted.
Lavazza Flagship Store
Piazza S. Fedele, 2
https://www.lavazza.it/it/chi-siamo/stores/flagshipstore.html
During the day the trainer will train about the following topics: coffee roasting process, roasting technology, coffee roasting profile for filter and espresso, colour measuring methods, roasting pre-blended coffees, roasting single origin coffees and post blending activity, sensory analysis on espresso coffee blends part 1.
During the day the roasting process will be the main focus on the theoretical and practical workshops:
- roasting pre-blended coffee for espresso blends
- roasting single origins and post blending workshop
- espresso blends tasting sessions from the most significant Italian roasters

At the end the participants can choose to achieve the Coffee Skills Program certifications with the written tests.
 
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23/03/2018

di Andrej Godina

Barista in a book – a book project by Medicea edizioni

The basic and intermediate level barista handbook, soon available also in english

barista in a book andrej godina - espresso.jpg
Ever since I was 18, I started working as a marine & cargo surveyor doing quality controls on goods that came from all over the world to the free port of Trieste and that had suffered damage during transport. Trieste is the coffee’s capital, its link with the green bean is ancient and dates back to when Maria Theresa of Austria established the Free Port in the city overlooking the Adriatic Sea, making it a very important mercantile pole for the entire Mitteleuropa area. My job has led me to deepen the coffee topics, first attending training courses offered by the Associazione Caffè Trieste, then continuing with the training courses of the Specialty Coffee Association of Europe, until arriving at the PhD in Science, Technology and Economy in the Coffee Industry at the Faculty of Economics of the University of Trieste.
The coffee fascinated me right away. The coffee production chain, the preparation of the espresso cup, somehow derives its origins from ancestral rituals that are still consumed today in Ethiopia, the birthplace of coffee, where women are dedicated to roasting the beans, grinding and brewing. The presence of an important company in the coffee sector in Trieste has undoubtedly influenced my professional and academic training, making sure that my training accent was exclusively directed to the highest quality in the cup. Espresso is a complex beverage, not only from a chemical point of view, but also in its preparation. The beginning of the espresso chain is marked by grinding process of the roasted beans that produce a powder with a specific granulometric curve. The ground weighted and compacted, inserted into the filter and hooked to the espresso coffee machine undergoes the forced passage of hot water at high pressure. The result in the cup is the quintessence of post-modern time, a restricted, concentrated drink, rich in chemical compounds that is the object of a social ritual that our culture has produced in more than one hundred years of history. After my academic career my consulting and training activity has developed in the field of espresso, which is a real specialization on how to control all the extraction parameters to obtain the best espresso. Despite the extraction technology of espresso in the last 20 years has definitely evolved, even today it is easy to extract an excellent espresso as it is also easy to ruin its quality.
 
The decision to publish this handbook for the barista comes from the reflection made in recent years and the many years of experience in the extraction of the drink: preparing a good espresso is easy but at the same time very complex. To obtain a high quality drink, knowledge, good sensory skills and a lot of practice are necessary. Today the barista must be able to manage competently all the variables that make an espresso a unique sensorial experience and at the same time transmit to consumer the culture of a specialty coffee. A coffee is not just a coffee, but it is a story made of people, countries, travels and so much effort, everything told in a couple of sips of 20-25 ml. Through this handbook the professionals can find the necessary information to complete a basic and intermediate level of training on coffee with an index that ranges from coffee plantations to roasting, from grinding to extraction in the cup, from cappuccino preparation to the relationship coffee and health. Like any good wine sommelier, even for the barista it is essential to know the product that prepares and serves the consumer. For this reason I started organizing training trips in the coffee countries with the Umami Area association, in particular in Honduras where the project for a sustainable coffee production born in 2017 named Umami Area Honduras - finca Rio Colorado.
 
 
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10/03/2018

di Andrej Godina

Ecosistemi a forte impatto sociale - cosa sono e cosa siginifica il Social Entrepreneurship

Come pensare e creare acceleratori di ecosistemi a forte impatto sociale? Una breve riflessione su alcuni temi e parole chiave che ho approfondito al recente Social Innovation Summit di Stoccarda #SIS18


Sabato 9 marzo 2018 ho avuto modo di partecipare al Social Innovation Summit 2018 http://sisummit.de/, organizzato da diverse associazioni a Stoccarda i cui temi erano inerenti la  nuova economia emergente delle imprese sociali. Attorno a questo focus si sono trattati diversi temi che in parte riassumo qui in questo. L’occasione non è stato partecipare alle tavole rotonde su argomenti tecnici dell’oggetto del summit, piuttosto stare ad ascoltare, pensare e approfondire qualche parola chiave che in questo mondo significa lavorare con l’imprenditoria sociale.
 
Che cos’è l’impresa sociale?
 
#impresasociale
 
L’impresa sociale costituisce quel particolare tipo di impresa che, coniugando all'interno di un medesimo processo aspetti produttivi e distributivi, «si prefigge di intervenire a vantaggio della comunità o di un gruppo di cittadini in campi non già riconosciuti dalla Pubblica Amministrazione».
Il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) definisce l’Economia Sociale come:
«l’insieme delle imprese formalmente costituite con autonomia decisionale, create per soddisfare i bisogni dei propri membri attraverso la produzione di beni e l’offerta di servizi (inclusi quelli assicurativi e finanziari), dove sia il processo decisionale, sia la distribuzione degli utili non è direttamente connessa alla quota di capitale versata da ogni socio».
L’impresa sociale è un elemento chiave per lo sviluppo della strategia Europa 2020 e gode per questo di alcuni strumenti e risorse che la Comunità Eruopea ha destinato a questo fine.
L’impresa sociale, infatti, è uno strumento non solo a favore della crescita, ma soprattutto dello sviluppo, inteso non solo come sviluppo "ambientale sostenibile", ma anche come sostenibilità economico-sociale, coerentemente con i SDGs 2030 (Sustainable Development Goals), tra cui l’obiettivo n. 11, Sustainable Cities and Communities e il lancio del programma Habitat III.
 
Che cosa sono gli “Ecosistemi a impatto sociale”?
 
#ecosistema
 
Per introdurre l’argomento si può iniziare con il concetto d’incubatore d’impresa, strumento ormai datato da cui molte imprese hanno tratto vita e servizi nella loro fase di start-up. Gli incubatori sono cresciuti e si sono diversificati sia in termini di settori di specializzazione e sia in termini di modelli di business. Particolarmente interessante è la scelta di un numero crescente d’incubatori di focalizzarsi su imprese a significativo impatto sociale, e tale specializzazione può essere un elemento efficace di differenziazione per le imprese e per i servizi offerti al pubblico.
In Italia più della metà degli incubatori ha supportato organizzazioni a impatto sociale nel settore legato alla cultura, alle arti e all’artigianato, davanti alle nuove imprese attive nel campo della salute e del benessere e a quelle dedicate alla protezione ambientale.
Tutte le organizzazioni sono chiamate a operare in un ambiente competitivo, all’interno del quale altri attori perseguono obiettivi in qualche modo “comuni” pur partendo da posizioni diverse. Ma l’ambiente, che è parte di un ecosistema – inteso come territorio e anche come sistema di norme e culture – e` il frutto di un processo intenzionale di costruzione che si realizza, ancora una volta, attraverso processi informali e meccanismi di costruzione istituzionale. L’impresa sociale contribuisce a arricchire un quadro ambientale caratterizzato da una più` accentuata “biodiversità`” di forme organizzative e imprenditoriali che concorrono alla produzione di valore sociale e condiviso.
Nel contesto italiano gli ecosistemi di risorse che sostengono la crescita e lo sviluppo di innovazioni sono stati – e in buona parte sono ancora – autoprodotti dalle organizzazioni direttamente coinvolte, attraverso processi in gran parte informali e fortemente legati alle peculiarità` dei contesti. L’innovazione dell’impresa sociale, da questo punto di vista, non fa eccezione: basta guardare alla diffusione di strutture consortili, federative ed ibride in grado di coordinare le attività`, rappresentare gli interessi e, appunto, scalare le innovazioni.
In questo quadro di crescente complessita`, diversi attori – società` di consulting, R&D, reti d’impresa, agenzie pubbliche ecc. – svolgono un ruolo sempre più` rilevante a livello locale, nazionale e internazionale per infrastrutturare ecosistemi d’innovazione, soprattutto per quanto riguarda la capacita` di far convergenza risorse interne ed esterne dedicate a questo scopo.
 
L’ecologia quale modello di azione
 
#ecologia
 
Già` da tempo i biologi hanno scoperto i limiti derivanti dallo studio di organismi viventi in isolamento. E’ molto più` efficace considerare le relazioni tra gli organismi e il loro ambiente, guardando all’impatto che i fattori ambientali come il suolo e l’acqua hanno sugli organismi, ma anche l’impatto che questi organismi producono gli uni sugli altri e il loro ambiente. Studiosi di management hanno riconosciuto il parallelismo tra i sistemi biologici ed economici (Rothschild, 1990) e recentemente, i ricercatori nel campo della gestione strategica hanno focalizzato maggiore attenzione al parallelismo tra sistemi biologici e organizzativi fino a coniare l’espressione “strategia ecosistemica”: un approccio che allinea, in termini di rilevanza, le scelte ecosistemiche alle scelte strategiche.
Il vecchio concetto di economia ha il limite di essere legato al fatto che non si presta sufficiente attenzione al contesto, all’interazione con gli stakeholder e soprattutto a processi collaborativi e di co-produzione. In questo senso una strategia autenticamente ecosistemica e` tale quando e` in grado di incorporare e di portare a valore l’ambiente (soggetti, oggetti e relazioni) entro cui l’impresa opera. Questa visione oggi e` decisiva per gli imprenditori sociali, che operano in sistemi complessi e interagiscono con contesti in forte evoluzione e all’interno dei quali – va aggiunto – incontrano con maggiore frequenza soggetti più` o meno simili che su questa stessa dimensione ecosistemica sono disponibili all’ingaggio.
Gli imprenditori sociali sono quindi chiamati a rinnovare radicalmente la loro “meta competenza” imprenditoriale, ricercando “nuovi equilibri” a partire dalla costruzione di nuovi ecosistemi . Il primo passo nella creazione di un ecosistema e` la definizione dell’impatto sociale desiderato nonche´ i passaggi che consentiranno di generare questo impatto.
Alcune domande a cui rispondere possono servire a definire l’ecosistema e come agire in esso:
“Cosa vogliamo ottenere?”
“Perche´ crediamo che questa azione porti un cambiamento?”,
“In che senso il cambiamento che generiamo potrà` generare benefici non solo specifici ma ad ampio raggio?”.
Il passo successivo è definire i ruoli chiave di un ecosistema. Un soggetto, infatti, può` esercitare un diverso ruolo all’interno di differenti ecosistemi o di in diverse fasi del loro ciclo di vita.
Ecco quindi una lista dei ruoli fondamentali per la costruzione e il funzionamento di un ecosistema:
·      Fornitori e generatori di risorse umane, finanziarie, immobiliari, ecc.
·      Competitors, in grado di sviluppare modelli di servizio e di business per la produzione e lo scambio di beni di interesse collettivo.
·      Alleati che condividono elementi non residuali di competenza e di potere per processi di co-produzione.
·      Facilitatori, intermediari fiduciari in grado di accelerare i processi di elaborazione e trasferimento di risorse (ad esempio conoscenze e tecnologie).
·      Beneficiari, ad ampio raggio, in grado cioè di usufruire anche di effetti (positivi) indiretti e non necessariamente ricercati, oltre che di contribuire alla produzione.
 
Una volta che gli imprenditori sociali hanno creato la loro mappa ecosistemica, ci sono tre snodi principali per la creazione di cambiamento sistemico:
 
  1. il primo cambiando una o piu` delle condizioni ambientali che determinano il comportamento e l’interazione fra i soggetti in campo;
  2. il secondo comporta l’introduzione di una innovazione di rottura che determina nuovi modelli di comportamento fra gli attori;
  3. il terzo consiste nella dotazione di una infrastruttura aperta (piattaforma, agenzia, fondo comune, laboratorio, ecc.) che si qualifica come bene comune perché´ governata dai soggetti che la costruiscono e ne fanno uso e perché´ abilitata a generare benefici ad ampio raggio (Sacconi, 2015).
 
L’impresa sociale oggi si trova a competere nell’arena di un mercato in cui il consumatore non acquista solo un bene e/o un servizio che incorpora qualità` ma anche e soprattutto che incorpora un “senso”, il consumatore cerca quindi beni esperienziali. Questa tipologia di beni  postula la co-produzione, pertanto e` indispensabile costruire le condizioni ambientali (strategia ecosistemica) capaci di produrre un risultato che e` impensabile generare in una logica di isolamento o di mera partnership. L’ecosistema da creare e sviluppare non deve essere statico e rigido, ma flessibile e resiliente, cioè` capace di evolvere e modificarsi in funzione del valore atteso da chi fruisce e sempre più` spesso paga, ossia il beneficiario/consumatore.
 
Obiettivo 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre
https://www.unric.org/it/
 
#sostenibilità
 
Le foreste coprono il 30% della superficie terrestre e, oltre a offrire cibo sicuro e riparo, esse sono essenziali per il contrasto al cambiamento climatico, e la protezione della biodiversità e delle dimore delle popolazioni indigene. Tredici milioni di ettari di foreste vanno perse ogni anno, mentre il persistente deterioramento dei terreni ha portato alla desertificazione di 3,6 miliardi di ettari.
La deforestazione e la desertificazione – causate dalle attività dell’uomo e dal cambiamento climatico – pongono sfide considerevoli in termini di sviluppo sostenibile, e hanno condizionato le vite e i mezzi di sostentamento di milioni di persone che lottano contro la povertà. Si stanno compiendo molti sforzi per gestire le foreste e combattere la desertificazione.
 
Fatti e cifre
 
1. Foreste
·      Approssimativamente 1,6 miliardi di persone dipendono dalle foreste per il loro sostentamento. Questo numero include circa 70 milioni di individui presso le popolazioni indigene
·      Le foreste costituiscono l’habitat di oltre l’80 per cento di tutte le specie terrestri di animali, piante ed insetti.
2. Desertificazione
·      2,6 miliardi di persone dipendono direttamente dall’agricoltura, ma il 52% del terreno utilizzato per l’agricoltura è moderatamente o gravemente affetto da deterioramento del suolo
·      A partire dal 2008, il deterioramento del suolo ha prodotto un impatto su 1,5 miliardi di persone a livello globale
·      La perdita stimata di terreno arabile corrisponde a 30-35 volte in più rispetto al tasso storico
·      A causa della siccità e della desertificazione, vengono persi 12 milioni di ettari ogni anno (23 ettari al minuto), terreni dove potenzialmente avrebbero potuto essere coltivate 20 milioni di tonnellate di cereali
·      Il 74% dei poveri nel mondo sono direttamente colpiti dal deterioramento dei suoli.
3. Biodiversità
·      Delle 8.300 specie di animali conosciute, un 8 per cento si è estinto e un 22% è a rischio estinzione
·      Delle oltre 80.000 specie di alberi, meno dell’1% di essi è stato studiato per un potenziale utilizzo
·      Il pesce fornisce il 20 per cento di proteine animali a circa 3 miliardi di persone. Dieci specie da sole offrono circa il 30% di pescato in mare per le industrie ittiche, e dieci specie contribuiscono circa al 50% della produzione derivante dall’acquacoltura
·      Oltre l’80% dell’alimentazione umana deriva dalle piante. Tre colture cerealicole da sole– riso, mais e grano – forniscono il 60% dell’apporto calorico
·      L’80% delle persone che vivono in zone rurali nei Paesi in via di sviluppo si affida a medicine tradizionali a base di piante, per le cure di base
·      I microrganismi e gli invertebrati sono essenziali per gli ecosistemi, ma il loro contributo resta ancora scarsamente noto e raramente riconosciuto.
 
Traguardi
 
15.1 Entro il 2020, garantire la conservazione, il ripristino e l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi di acqua dolce terrestri e dell’entroterra nonché dei loro servizi, in modo particolare delle foreste, delle paludi, delle montagne e delle zone aride, in linea con gli obblighi derivanti dagli accordi internazionali
15.2 Entro il 2020, promuovere una gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste, arrestare la deforestazione, ripristinare le foreste degradate e aumentare ovunque, in modo significativo, la riforestazione e il rimboschimento
15.3 Entro il 2030, combattere la desertificazione, ripristinare le terre degradate, comprese quelle colpite da desertificazione, siccità e inondazioni, e battersi per ottenere un mondo privo di degrado del suolo
15.4 Entro il 2030, garantire la conservazione degli ecosistemi montuosi, incluse le loro biodiversità, al fine di migliorarne la capacità di produrre benefici essenziali per uno sviluppo sostenibile
15.5 Intraprendere azioni efficaci ed immediate per ridurre il degrado degli ambienti naturali, arrestare la distruzione della biodiversità e, entro il 2020, proteggere le specie a rischio di estinzione
15.6 Promuovere una distribuzione equa e giusta dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche e promuovere un equo accesso a tali risorse, come concordato a livello internazionale
15.7 Agire per porre fine al bracconaggio e al traffico delle specie protette di flora e fauna e combattere il commercio illegale di specie selvatiche
15.8 Entro il 2020, introdurre misure per prevenire l’introduzione di specie diverse ed invasive nonché ridurre in maniera sostanziale il loro impatto sugli ecosistemi terrestri e acquatici e controllare o debellare le specie prioritarie
15.9 Entro il 2020, integrare i principi di ecosistema e biodiversità nei progetti nazionali e locali, nei processi di sviluppo e nelle strategie e nei resoconti per la riduzione della povertà
15.a Mobilitare e incrementare in maniera significativa le risorse economiche da ogni fonte per preservare e usare in maniera sostenibile la biodiversità e gli ecosistemi
15.b Mobilitare risorse significative da ogni fonte e a tutti i livelli per finanziare la gestione sostenibile delle foreste e fornire incentivi adeguati ai paesi in via di sviluppo perché possano migliorare tale gestione e per la conservazione e la riforestazione
15.c Rafforzare il sostegno globale per combattere il bracconaggio e il traffico illegale delle specie protette, anche incrementando la capacità delle comunità locali ad utilizzare mezzi di sussistenza sostenibili
 
Social Entrepreneurship
https://www.impresaprogetto.it/sites/impresaprogetto.it/files/articles/cannatelli_et_al.pdf
 
#socialentrepreneurship
 
Il tema delle startup e della nuova imprenditorialità ha ricevuto negli ultimi anni crescente attenzione non solo in ambito business ma altresì da parte dei policy makers, vale a dire da parte dei responsabili in temi di politica economica. È immediato notare quali siano le ragioni legate a ciò, dato che quotidianamente adoperiamo servizi tecnologici che solo alcuni anni fa risultavano essere idee perseguite da uno o più ragazzi il cui unico asset era rappresentato dalla propria idea tradotta in un business plan. Il fulcro di ogni nuova impresa giace nel desiderio di tradurre in visione un sogno. La (sottile) differenza tra sogno e visione sta nel fatto che il sogno è qualcosa che è nella propria testa, la visione invece è un obiettivo articolato, ma soprattutto tangibile. Ed è proprio la sua tangibilità che genera motivazione in un imprenditore. Se poi la visione di un imprenditore è focalizzata alla risoluzione di un problema di natura sociale, si giunge ad un fenomeno che sta guadagnando rilevanza in qualsiasi angolo del pianeta si guardi: la social entrepreneurship.
A primo impatto, ci si potrebbe chiedere che cosa caratterizzi un social entrepreneur, un’interessante definizione è quella presentata dallo Schwab Foundation for Social Entrepreneurship“Social entrepreneurs drive social innovation and transformation in various fields including education, health, environment and enterprise development (…) with entrepreneurial zeal, business methods and the courage to innovate and overcome traditional practices”.
In sintesi, un social entrepreneur è un visionario pronto a cogliere un’opportunità sociale impiegando principi imprenditoriali (customer focus, strategia strutturata, scalabilità, pianificazione efficace, operations efficienti, disciplina finanziaria).
Quale spunto per l’impresa?
Per attrarre persone con potenziale, le aziende devono oggi cercare di offrire non solo un impiego ma un impiego che sia significativo o meaningful, per dirlo con la terminologia anglosassone. Come ha di recente affermato un executive: “Making things happen is good. But making a difference is better”.
 
 
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