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Myanmar: un viaggio alla scoperta del caffè, del turismo agricolo e delle nuove opportunità di sviluppo per il settore agricolo.

26/11/2019

ultimo aggiornamento 27/11/2019 05:40:06

L’associazione Italia-Birmania. Insieme ha organizzato il primo training tecnico sulla coltivazione del caffè per le comunità agricole dello Shan già a maggio scorso ed ora si è sviluppata la seconda fase del percorso formativo.

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L’associazione Italia-Birmania.Insieme è una realtà italiana che dal 2013 opera nel paese asiatico per promuovere la pacificazione del paese dopo 50 anni di durissima dittatura miltare, i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, la sicurezza alimentare , la salute e sicurezza e lo sviluppo agricolo. Dal 10 al 18 novembre è stato organizzato il primo training tecnico sulla coltivazione del caffè che mi ha visto partecipare quale presidente di Umami Area Honduras, società che produce caffè di alta qualità nel paese Centro Americano nella piantagione Rio Colorado, nella regione di Copan.
 
Cecilia Brighi, dell’associazione Italia Birmania Insieme ha lavorato per 40 anni nelle organizzazioni sindacali italiane e internazionali per promuovere i diritti dei lavoratori. E’ stata membro del Consiglio di Amministrazione dell’ILO che è l’organizzazione internazionale del lavoro, Un’agenzia ONU che approva le leggi internazionali sul lavoro. 
 
Cecilia, da quanti anni frequenti la Birmania, oggi Myanmar?
“E’ dal 1996 che mi occupo di promuovere le libertà fondamentali in Birmania., In particolare nei primi 15 anni ho frequentando i dissidenti birmani e ho aiutato il sindacato dei lavoratori birmani in esilio facendo per loro formazione e dando appoggio logistico in Italia. Dopo il 2012, con la riforma avviata nel paese, è stata approvata la legge che permette al sindacato dei lavoratori di organizzarsi e lavorare negli interessi dei suoi iscritti. Durante la dittatura le organizzazioni sindacali non erano permesse e l’esercito sequestrave migliaia di persone, contadini e lavoratori obbligandoli al lavoro forzato. Centinaia di migliaia di persone, soprattutto contadini, erano reclutati dall’esercito e costretti a costruire strade, ponti, restaurare monumenti, ristrutturare alberghi per i primi turisti che arrivavano. soprattutto i contadini venivano sequestrati come portatori di armi per l’esercito che pattugliava la foresta. In quegli anni migliaia di persone sono morte o rimaste mutilate in quanto venivano usati come sminatori umani: erano costretti a precedere le formazioni militari nei campi minati. Le donne di tutte le età venivano stuprate e spesso uccise. I villaggi incendiati e i raccolti sequestrati. Dopo il 2013 il sindacato ha iniziato a crescere e io, andata in pensione, ho deciso di costituire assieme ad altre organizzazioni, l’associazione Italia-Birmania.Insieme. L’associazione contribuisce al dialogo positivo tra imprese e lavoratori e promuove la cultura della pace negli stati del Myanmar dove ancora ci sono scontri a fuoco tra gli eserciti etnici e l’esercito nazionale, promuove la formazione in molti settori tra cui quello culturale e agricolo.
 
Perché hai iniziato a lavorare con il Sindacato e non con altre istituzioni del paese?
“ Vengo dalla cultura sindacale che mira alla promozione dei diritti e della dignità del lavoro. In Myanmar il 70% della popolazione è occupato nell’attività agricola di base: i contadini hanno in media piccoli appezzamenti di terra che coltivano a livello familiare e producono principalmente colture di sostentamento. negli ultimi anni ho assistito a un fenomeno pericoloso, ovvero l’azione di confisca delle terre da parte dell’esercito di piccole piantagioni per avviare grandi piantagioni industrializzate. A causa di questo fenomeno molti contadini sono diventati lavoratori senza terra costretti a lavorare per uno salario irrisorio. La povertà dei contadini è endemica. Spesso i giovani sono costretti ad emigrare nelle zone industriali. In Birmania oltre 9.000.000 sono gli emigrati interni. Questo anche a causa dei conflitti armati che continuano a insanguinare alcuni Stati etnici, tra cui il Rakhine, lo Shan del nord, il Cachin. La maggior parte dei contadini non ha accesso all’elettricità, alle tecnologie agricole, che permetterebbero di migliorare la loro produttività: assenza di  macchinari agricoli, per arare o irrigare. Le infrastrutture come strade e ponti sono precari, quando ci sono. 
 
Qual è la condizione economica del contadino?
“Generalmente tutti i contadini e le contadine in qualche modo s’indebitano durante l’anno per acquistare sementi, lavorazioni conto terzi e le attrezzature di lavoro e nella maggior parte dei casi si rivolgono a intermediari. Al momento della raccolta e della vendita dei prodotti gli intermediari li costringono a vendere i prodotti al prezzo deciso da loro e con un pagamento dilazionato, costringendo i contadini a rimanere nel circolo perverso dello strozzinaggio e in situazioni di estrema povertà. La mia associazione assieme al sindacato dei lavoratori birmani ha iniziato a fare formazione ai contadini sulle buone pratiche dell’agricoltura organica promuovendo il legame che c’è tra l’agricoltura organica e il turismo agricolo assieme alla tutela del patrimonio naturale e culturale della regione locale. Nel Rakine, per esempio, stiamo sostenendo la candidatura del sito archeologico di Mrauk-U quale  sito Unesco attraverso la sensibilizzazione dei giovani e dei contadini al rispetto del patrimonio archeologico, alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo dell’agricoltura organica perche possa essere utilizzata nella catena turistica: ad oggi il sito non è visitabile a causa degli scontri a fuoco che vedono coinvolti  l’Arakan Army: l’esercito etnico locale e l’esercito nazionale. Il nostro ufficio e lo staff locale continua a fare formazione ai coltivatori e a promuovere la protezione dell’ambiente nonostante la situazione difficile di guerriglia.”
 
In questo contesto di riforma sociale e di cambiamento che ha determinato la fine di un periodo buio di dittatura nel paese, il caffè rappresenta per molti contadini una delle colture che permettono alle famiglie di percepire un piccolo reddito per il loro sostentamento. Il caffè del Myanmar non è internazionalmente conosciuto in quanto il paese produce una quantità esportabile praticamente irrisoria. Il Myanmar non è un membro della International Coffee Association e nel paese non esiste un dipartimento del Ministero dell’Agricoltura che può, capillarmente, fare un’azione di formazione e supporto ai piccoli coltivatori. Durante questa settimana di lavoro ho potuto fare formazione a 25 piccoli coltivatori di caffè, per la maggior parte giovani ragazze, figlie di piccoli produttori, che non hanno mai ricevuto alcuna formazione tecnica sulla produzione del caffè. Le lezioni hanno riguardato anche workshop in piantagione dove ho potuto toccare con mano l’assoluta ignoranza dei piccoli produttori su qualsiasi tecnica e buona pratica di coltivazione. In media i piccoli produttori hanno 1 o 2 ettari di terreno che utilizzano per la produzione di riso, te, caffè, avocado, zenzero e verdura. Alcuni di loro hanno qualche mucca, galline e raramente un maiale. Le piante di caffè sono state piantate senza alcun tipo di ordine, generalmente dai primi alberi le piante si sono propagate sul terreno semplicemente grazie alla caduta di alcune ciliegie sul terreno che hanno prodotto nuove piantine. Spesso il caffè si trova sotto una fitta porzione di foresta, con troppa ombra, che non permette agli alberi di ricevere sufficiente luce. I coltivatori non praticano durante l’anno alcuna manutenzione, raramente alcune piante vengono potate o rinnovate e non viene applicata alcuna fertilizzazione. Fortunatamente non ho visto piante attaccate dalla coffee leaf rust, il fungo che ha colpito in modo molto severo decine di paesi in tutto il mondo, decimando in modo importanti le piantagioni. Ovviamente i contadini non hanno alcuna idea su quale varietà botanica coltivano, qualcuno ha menzionato la varietà Catuaì rosso, ma senza avere alcuna sicurezza. Come è possibile facilmente immaginare la produzione è molto bassa, le piante di caffè raramente riescono a produrre un frutto maturo e ricco di zuccheri a causa della scarsa nutrizione. Le ciliegie vengono raccolte di tanto in tanto durante il periodo della maturazione e vendute, il giorno stesso, agli intermediari. Nonostante il lavoro quotidiano nelle piccole piantagioni sia quasi nullo, straordinariamente il caffè selvaggio che cresce in questa bellissima area di montagna, ha grandi potenzialità di mercato essendo completamente organico. 
Purtroppo  i contadini non hanno alcuna idea dei successivi passaggi della lavorazione delle ciliegie. Sanno solamente che vengono asciugate al sole su patio o serrande sopraelevate per la produzione di caffè naturale. Gli intermediari comprano le ciliegie in base a tre selezioni: grado 1 ciliegie di colore rosso uniforme e mature, grado 2 ciliegie non perfettamente mature, grado 3 ciliegie immature, sovra mature, secche. Come spesso succede nei paesi produttori, dove la condizione di estrema povertà del coltivatore non permette alcun tipo di formazione agricola, in casa dei farmer generalmente si beve caffè solubile, spesso mescolato con latte in polvere, panna, addensanti, zucchero e aromi artificiali.
 
Cecilia, alla luce di quanto ho visto in piantagione, in che cosa consiste la tua attività legata alla merceologia caffè?
“Con la mia associazione abbiamo iniziato a fare un’attività di promozione della salvaguardia della produzione del caffè organico da parte dei piccoli agricoltori e allo stesso tempo la formazione e promozione del turismo agricolo. Puntiamo molto sulla formazione delle nuove generazioni, dei giovani, in modo che essi possano appassionarsi al prodotto e non abbandonare il lavoro agricolo che i loro genitori hanno iniziato. Per i giovani rimanere in piantagione e sostenere l’attività di famiglia è importante in quanto l’alternativa è spostarsi in città che però riserva loro, spesso amare sorprese. In Myanmar ci sono circa 9 milioni di giovani migranti che dalle zone agricole si spostano nei centri industriali e urbani e lì vengono sfruttati. Spesso le  giovani donne subiscono violenze  e molestie sessuali e ogni forma di sfruttamento. E’ per questo motivo che ritengo sia importante dare ai giovani un futuro nelle loro terre, fargli capire che l’agricoltura può essere un elemento di sostentamento dignitoso e che rappresenta una grande risorsa economico-culturale anche di conservazione e valorizzazione della cultura etnica. Il Myanmar è un paese culturalmente molto ricco, ci sono oltre 135 etnie differenti ciascuna delle quali con una cultura molto ricca e distinta dalle altre: questo rappresenta una grande risorsa che può trasformarsi in reddito derivate dal turismo e dalla produzione di risorse di base come zenzero, avocado,  frutta autoctona e prodotti semi lavorati e lavorati tipici che possono avere un mercato a livello nazionale e internazionale. Nello Stato Shan il caffè è assolutamente più che organico, nessuno dei contadini utilizza alcun fertilizzante chimico o prodotto pesticida. I piccoli coltivatori, strozzati dai debiti, sono costretti a vendere il caffè al prezzo imposto dagli intermediari che a loro volta lo vendono alle grandi imprese di torrefazione nazionali e alle imprese esportatrici. La mi associazione vuole organizzare i piccoli contadini in cooperative, stimolando pian piano il taglio dell’intermediazione arrivando in qualche modo direttamente al mercato di esportazione. La stessa cosa va fatta nel mercato di consumo interno, è un’azione importante per far crescere il consumo di caffè consapevole. Sfortunatamente oggi la gran parte dei coltivatori di caffè consumano a casa caffè solubile. La costituzione di una cooperativa locale può dotarsi di una piccola torrefazione a servizio della comunità locale per fornire il servizio di tostatura del caffè al fine di far crescere la consapevolezza tra i contadini di cosa significa consumare un caffè tostato fresco e di qualità. Allo stesso modo l’apertura di nuove caffetterie e tea shop aiuterebbe l’impiego giovanile.”
 
Come descriveresti la società del Myanmar?
“La società birmana è fatta di persone tranquille, solari, ospitali, gentili ma anche molto ingenue. Per cinquant’anni il paese è stato isolato nei confronti del mondo esterno. Non c’era internet, la televisione, le notizie erano tutte filtrate dalla dittatura militare. Questo regime ha in qualche modo “violentato” la popolazione, non solamente fisicamente a volte ma soprattutto culturalmente. Ancora oggi in questo paese continua una delle guerre civili più lunghe al mondo con conseguenze devastanti importanti. Nonostante questo la popolazione non ha un atteggiamento di odio o di rivendicazione nei confronti dei loro aguzzini e ciò permette loro, per fortuna, di guardare al futuro in modo positivo. In famiglia e nella società il rapporto tra uomo e donna è simile a quello di altri paesi. C’è un forte rapporto di subalternità dove l’uomo prevale sulla donna. Infatti è comune una diversità salariale, c’è una discriminazione lavorativa e politica. Per fortuna le donne all’interno dell’ambito familiare hanno però una grande capacità di imporsi grazie a un carattere molto determinato. Questa discriminazione è un fatto che necessita un grande lavoro di sensibilizzazione per diminuire la discriminazione di genere, ovviamente partendo per primo dall’ambiente familiare. Purtroppo con l’apertura della società dall’estero si è prodotto un grande aumento delle violenze, anche sessuali, nei confronti delle giovani ragazze, soprattutto nelle zone industriali. Molte ragazzine si spostano nei grandi centri urbani per fare lavoro domestico nelle case delle famiglie agiate e spesso sono violentate e subiscono ogni forma di molestia. L’organizzazione sindacale si sta organizzando in modo da sensibilizzare su questo problema di violenza per ottenere la condanna dei molestatori. Le donne non conoscono il diritto alla salute riproduttiva, non parlando di gravidanze e su questo il sindacato sta cercando di fare un grande lavoro di formazione e sensibilizzazione. Ancora oggi il bilancio statale per la difesa è molto elevato mentre quello per la sanità e l’istruzione è  più basso e assolutamente insufficiente per coprire tutte le necessità di un paese come il Myanmar che ha bisogno di un grande impulso per lo sviluppo di una società più moderna. Per questo motivo nel paese c’è stato un grande impoverimento delle professionalità, che ha portato a un enorme decadimento culturale dell’intero paese e all’assenza di manodopera qualificata. 
 
I Myanmar quanto è importante l’aspetto religioso?
“La religione in Myanmar è importantissima, tutti sono indiscriminatamente profondamente religiosi e devoti ai monaci buddisti. Nel 2007 la rivoluzione cosiddetta “zafferano” è nata proprio dalla protesta dei monaci che avevano subito il primo impatto all’aumento del 500% della benzina e dei combustibili, . Ciò determinò un aumento generale dei prezzi. E’ necessario ricordare che la maggior parte del paese è senza una rete nazionale di distribuzione dell’energia elettrica, il che comporta che la maggior parte delle persone fa affidamento sui  generatori elettrici per ciascuna abitazione. A causa dell’aumento del prezzo dei carburanti tutto divenne più caro, a partire dai trasporti pubblici, fondamentali per poter andare a lavorare o a scuola.  Così di punto in bianco la popolazione non aveva più le risorse economiche, neanche per le elemosine da devolvere ai monaci che per tradizione vivono di offerte. I monaci resisi conto del problema sono scesi in piazza per protestare, quando hanno girato verso il basso le ciotole con le quali raccolgono le elemosine dei fedeli, fu un chiaro segno di scomunica nei confronti della giunta militare. Ecco che il movimento religioso buddista fu in questa occasione un elemento chiave a favore del popolo. Sfortunatamente c’è una parte dei monaci buddisti, capitanati dal monaco nazionalista U Wirathu che ha promosso il boicottaggio della minoranza mussulmana, sfidando il governo al sostegno dei militari. Questa fazione è molto pericolosa in quanto rischia di coagulare le destra politica del paese e le fazioni più nazionaliste dell’esercito, il tutto a contrasto del processo di democratizzazione del paese. Ciò dimostra che la religione in Myanmar, come anche in tanti altri paesi, gioca un ruolo politico molto importante.
 
Cosa poter fare per aiutare questo paese? 
“Le cose da fare per migliorare la società in Myanmar sono molteplici. Parlando di caffè è importante moltiplicare queste iniziative di formazione e di unione dei piccoli contadini che sono spesso espropriati dei frutti del loro lavoro, affinché possano promuovere il loro caffè organico e buonissimo in modo più consapevole e redditizio. I trader di caffè verde e le imprese di torrefazione italiane potrebbero interessarsi della piccola produzione di questo paese e aiutarli a esportare il loro caffè in Italia e in Europa. Sono indispensabili azioni di responsabilità sociale per disseminare su vasta scala le buone pratiche di coltivazione e produzione del caffè, affinché i piccoli coltivatori possano, dal loro piccolo appezzamento di terra, riuscire a produrre una maggiore quantità con una migliore qualità. In questo paese, anche con poche risorse, è possibile fare azioni importanti a sostegno di queste comunità. In Myanmar ci sono molte aree rurali che per altitudine e clima sono adatte alla coltivazione del caffè e che possono rappresentare un’importante diversificazione di prodotto per numerose comunità etniche, soprattutto quelle che vivono in regioni di alta montagna. Per saperne di più è possibile leggere i miei libri sul Myanmar. Il primo libro dal titolo “il Pavone e i generali. Birmania: dalla dittatura alla rinascita” racconta la storia del paese attraverso il racconto della storia personale di alcune persone che ho conosciuto e con cui ho lavorato e che sono dovuti scappare dal paese. In ogni racconto vi è un pezzo di storia politica del paese. La quarta ristampa è aggiornata al 2016. Il secondo libro è un saggio dal tiolo “Le sfide di Aung San Suu Kyi per la nuova Birmania” edizioni Eurilink, in cui si illustra la storia del paese, il quadro politico, i risultati elettorali,  i problemi dei vari settori produttivi, industria,  settore minerario,  del gas e petrolio, l’agricoltura, i problemi delle nazionalità etniche, i diritti umani, i diritti delle donne. E’ una guida sui problemi centrali di questo paese.”
 
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