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Ecosistemi a forte impatto sociale - cosa sono e cosa siginifica il Social Entrepreneurship

10/03/2018

di Andrej Godina
ultimo aggiornamento 13/03/2018 22:43:57

Come pensare e creare acceleratori di ecosistemi a forte impatto sociale? Una breve riflessione su alcuni temi e parole chiave che ho approfondito al recente Social Innovation Summit di Stoccarda #SIS18


Sabato 9 marzo 2018 ho avuto modo di partecipare al Social Innovation Summit 2018 http://sisummit.de/, organizzato da diverse associazioni a Stoccarda i cui temi erano inerenti la  nuova economia emergente delle imprese sociali. Attorno a questo focus si sono trattati diversi temi che in parte riassumo qui in questo. L’occasione non è stato partecipare alle tavole rotonde su argomenti tecnici dell’oggetto del summit, piuttosto stare ad ascoltare, pensare e approfondire qualche parola chiave che in questo mondo significa lavorare con l’imprenditoria sociale.
 
Che cos’è l’impresa sociale?
 
#impresasociale
 
L’impresa sociale costituisce quel particolare tipo di impresa che, coniugando all'interno di un medesimo processo aspetti produttivi e distributivi, «si prefigge di intervenire a vantaggio della comunità o di un gruppo di cittadini in campi non già riconosciuti dalla Pubblica Amministrazione».
Il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) definisce l’Economia Sociale come:
«l’insieme delle imprese formalmente costituite con autonomia decisionale, create per soddisfare i bisogni dei propri membri attraverso la produzione di beni e l’offerta di servizi (inclusi quelli assicurativi e finanziari), dove sia il processo decisionale, sia la distribuzione degli utili non è direttamente connessa alla quota di capitale versata da ogni socio».
L’impresa sociale è un elemento chiave per lo sviluppo della strategia Europa 2020 e gode per questo di alcuni strumenti e risorse che la Comunità Eruopea ha destinato a questo fine.
L’impresa sociale, infatti, è uno strumento non solo a favore della crescita, ma soprattutto dello sviluppo, inteso non solo come sviluppo "ambientale sostenibile", ma anche come sostenibilità economico-sociale, coerentemente con i SDGs 2030 (Sustainable Development Goals), tra cui l’obiettivo n. 11, Sustainable Cities and Communities e il lancio del programma Habitat III.
 
Che cosa sono gli “Ecosistemi a impatto sociale”?
 
#ecosistema
 
Per introdurre l’argomento si può iniziare con il concetto d’incubatore d’impresa, strumento ormai datato da cui molte imprese hanno tratto vita e servizi nella loro fase di start-up. Gli incubatori sono cresciuti e si sono diversificati sia in termini di settori di specializzazione e sia in termini di modelli di business. Particolarmente interessante è la scelta di un numero crescente d’incubatori di focalizzarsi su imprese a significativo impatto sociale, e tale specializzazione può essere un elemento efficace di differenziazione per le imprese e per i servizi offerti al pubblico.
In Italia più della metà degli incubatori ha supportato organizzazioni a impatto sociale nel settore legato alla cultura, alle arti e all’artigianato, davanti alle nuove imprese attive nel campo della salute e del benessere e a quelle dedicate alla protezione ambientale.
Tutte le organizzazioni sono chiamate a operare in un ambiente competitivo, all’interno del quale altri attori perseguono obiettivi in qualche modo “comuni” pur partendo da posizioni diverse. Ma l’ambiente, che è parte di un ecosistema – inteso come territorio e anche come sistema di norme e culture – e` il frutto di un processo intenzionale di costruzione che si realizza, ancora una volta, attraverso processi informali e meccanismi di costruzione istituzionale. L’impresa sociale contribuisce a arricchire un quadro ambientale caratterizzato da una più` accentuata “biodiversità`” di forme organizzative e imprenditoriali che concorrono alla produzione di valore sociale e condiviso.
Nel contesto italiano gli ecosistemi di risorse che sostengono la crescita e lo sviluppo di innovazioni sono stati – e in buona parte sono ancora – autoprodotti dalle organizzazioni direttamente coinvolte, attraverso processi in gran parte informali e fortemente legati alle peculiarità` dei contesti. L’innovazione dell’impresa sociale, da questo punto di vista, non fa eccezione: basta guardare alla diffusione di strutture consortili, federative ed ibride in grado di coordinare le attività`, rappresentare gli interessi e, appunto, scalare le innovazioni.
In questo quadro di crescente complessita`, diversi attori – società` di consulting, R&D, reti d’impresa, agenzie pubbliche ecc. – svolgono un ruolo sempre più` rilevante a livello locale, nazionale e internazionale per infrastrutturare ecosistemi d’innovazione, soprattutto per quanto riguarda la capacita` di far convergenza risorse interne ed esterne dedicate a questo scopo.
 
L’ecologia quale modello di azione
 
#ecologia
 
Già` da tempo i biologi hanno scoperto i limiti derivanti dallo studio di organismi viventi in isolamento. E’ molto più` efficace considerare le relazioni tra gli organismi e il loro ambiente, guardando all’impatto che i fattori ambientali come il suolo e l’acqua hanno sugli organismi, ma anche l’impatto che questi organismi producono gli uni sugli altri e il loro ambiente. Studiosi di management hanno riconosciuto il parallelismo tra i sistemi biologici ed economici (Rothschild, 1990) e recentemente, i ricercatori nel campo della gestione strategica hanno focalizzato maggiore attenzione al parallelismo tra sistemi biologici e organizzativi fino a coniare l’espressione “strategia ecosistemica”: un approccio che allinea, in termini di rilevanza, le scelte ecosistemiche alle scelte strategiche.
Il vecchio concetto di economia ha il limite di essere legato al fatto che non si presta sufficiente attenzione al contesto, all’interazione con gli stakeholder e soprattutto a processi collaborativi e di co-produzione. In questo senso una strategia autenticamente ecosistemica e` tale quando e` in grado di incorporare e di portare a valore l’ambiente (soggetti, oggetti e relazioni) entro cui l’impresa opera. Questa visione oggi e` decisiva per gli imprenditori sociali, che operano in sistemi complessi e interagiscono con contesti in forte evoluzione e all’interno dei quali – va aggiunto – incontrano con maggiore frequenza soggetti più` o meno simili che su questa stessa dimensione ecosistemica sono disponibili all’ingaggio.
Gli imprenditori sociali sono quindi chiamati a rinnovare radicalmente la loro “meta competenza” imprenditoriale, ricercando “nuovi equilibri” a partire dalla costruzione di nuovi ecosistemi . Il primo passo nella creazione di un ecosistema e` la definizione dell’impatto sociale desiderato nonche´ i passaggi che consentiranno di generare questo impatto.
Alcune domande a cui rispondere possono servire a definire l’ecosistema e come agire in esso:
“Cosa vogliamo ottenere?”
“Perche´ crediamo che questa azione porti un cambiamento?”,
“In che senso il cambiamento che generiamo potrà` generare benefici non solo specifici ma ad ampio raggio?”.
Il passo successivo è definire i ruoli chiave di un ecosistema. Un soggetto, infatti, può` esercitare un diverso ruolo all’interno di differenti ecosistemi o di in diverse fasi del loro ciclo di vita.
Ecco quindi una lista dei ruoli fondamentali per la costruzione e il funzionamento di un ecosistema:
·      Fornitori e generatori di risorse umane, finanziarie, immobiliari, ecc.
·      Competitors, in grado di sviluppare modelli di servizio e di business per la produzione e lo scambio di beni di interesse collettivo.
·      Alleati che condividono elementi non residuali di competenza e di potere per processi di co-produzione.
·      Facilitatori, intermediari fiduciari in grado di accelerare i processi di elaborazione e trasferimento di risorse (ad esempio conoscenze e tecnologie).
·      Beneficiari, ad ampio raggio, in grado cioè di usufruire anche di effetti (positivi) indiretti e non necessariamente ricercati, oltre che di contribuire alla produzione.
 
Una volta che gli imprenditori sociali hanno creato la loro mappa ecosistemica, ci sono tre snodi principali per la creazione di cambiamento sistemico:
 
  1. il primo cambiando una o piu` delle condizioni ambientali che determinano il comportamento e l’interazione fra i soggetti in campo;
  2. il secondo comporta l’introduzione di una innovazione di rottura che determina nuovi modelli di comportamento fra gli attori;
  3. il terzo consiste nella dotazione di una infrastruttura aperta (piattaforma, agenzia, fondo comune, laboratorio, ecc.) che si qualifica come bene comune perché´ governata dai soggetti che la costruiscono e ne fanno uso e perché´ abilitata a generare benefici ad ampio raggio (Sacconi, 2015).
 
L’impresa sociale oggi si trova a competere nell’arena di un mercato in cui il consumatore non acquista solo un bene e/o un servizio che incorpora qualità` ma anche e soprattutto che incorpora un “senso”, il consumatore cerca quindi beni esperienziali. Questa tipologia di beni  postula la co-produzione, pertanto e` indispensabile costruire le condizioni ambientali (strategia ecosistemica) capaci di produrre un risultato che e` impensabile generare in una logica di isolamento o di mera partnership. L’ecosistema da creare e sviluppare non deve essere statico e rigido, ma flessibile e resiliente, cioè` capace di evolvere e modificarsi in funzione del valore atteso da chi fruisce e sempre più` spesso paga, ossia il beneficiario/consumatore.
 
Obiettivo 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre
https://www.unric.org/it/
 
#sostenibilità
 
Le foreste coprono il 30% della superficie terrestre e, oltre a offrire cibo sicuro e riparo, esse sono essenziali per il contrasto al cambiamento climatico, e la protezione della biodiversità e delle dimore delle popolazioni indigene. Tredici milioni di ettari di foreste vanno perse ogni anno, mentre il persistente deterioramento dei terreni ha portato alla desertificazione di 3,6 miliardi di ettari.
La deforestazione e la desertificazione – causate dalle attività dell’uomo e dal cambiamento climatico – pongono sfide considerevoli in termini di sviluppo sostenibile, e hanno condizionato le vite e i mezzi di sostentamento di milioni di persone che lottano contro la povertà. Si stanno compiendo molti sforzi per gestire le foreste e combattere la desertificazione.
 
Fatti e cifre
 
1. Foreste
·      Approssimativamente 1,6 miliardi di persone dipendono dalle foreste per il loro sostentamento. Questo numero include circa 70 milioni di individui presso le popolazioni indigene
·      Le foreste costituiscono l’habitat di oltre l’80 per cento di tutte le specie terrestri di animali, piante ed insetti.
2. Desertificazione
·      2,6 miliardi di persone dipendono direttamente dall’agricoltura, ma il 52% del terreno utilizzato per l’agricoltura è moderatamente o gravemente affetto da deterioramento del suolo
·      A partire dal 2008, il deterioramento del suolo ha prodotto un impatto su 1,5 miliardi di persone a livello globale
·      La perdita stimata di terreno arabile corrisponde a 30-35 volte in più rispetto al tasso storico
·      A causa della siccità e della desertificazione, vengono persi 12 milioni di ettari ogni anno (23 ettari al minuto), terreni dove potenzialmente avrebbero potuto essere coltivate 20 milioni di tonnellate di cereali
·      Il 74% dei poveri nel mondo sono direttamente colpiti dal deterioramento dei suoli.
3. Biodiversità
·      Delle 8.300 specie di animali conosciute, un 8 per cento si è estinto e un 22% è a rischio estinzione
·      Delle oltre 80.000 specie di alberi, meno dell’1% di essi è stato studiato per un potenziale utilizzo
·      Il pesce fornisce il 20 per cento di proteine animali a circa 3 miliardi di persone. Dieci specie da sole offrono circa il 30% di pescato in mare per le industrie ittiche, e dieci specie contribuiscono circa al 50% della produzione derivante dall’acquacoltura
·      Oltre l’80% dell’alimentazione umana deriva dalle piante. Tre colture cerealicole da sole– riso, mais e grano – forniscono il 60% dell’apporto calorico
·      L’80% delle persone che vivono in zone rurali nei Paesi in via di sviluppo si affida a medicine tradizionali a base di piante, per le cure di base
·      I microrganismi e gli invertebrati sono essenziali per gli ecosistemi, ma il loro contributo resta ancora scarsamente noto e raramente riconosciuto.
 
Traguardi
 
15.1 Entro il 2020, garantire la conservazione, il ripristino e l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi di acqua dolce terrestri e dell’entroterra nonché dei loro servizi, in modo particolare delle foreste, delle paludi, delle montagne e delle zone aride, in linea con gli obblighi derivanti dagli accordi internazionali
15.2 Entro il 2020, promuovere una gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste, arrestare la deforestazione, ripristinare le foreste degradate e aumentare ovunque, in modo significativo, la riforestazione e il rimboschimento
15.3 Entro il 2030, combattere la desertificazione, ripristinare le terre degradate, comprese quelle colpite da desertificazione, siccità e inondazioni, e battersi per ottenere un mondo privo di degrado del suolo
15.4 Entro il 2030, garantire la conservazione degli ecosistemi montuosi, incluse le loro biodiversità, al fine di migliorarne la capacità di produrre benefici essenziali per uno sviluppo sostenibile
15.5 Intraprendere azioni efficaci ed immediate per ridurre il degrado degli ambienti naturali, arrestare la distruzione della biodiversità e, entro il 2020, proteggere le specie a rischio di estinzione
15.6 Promuovere una distribuzione equa e giusta dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche e promuovere un equo accesso a tali risorse, come concordato a livello internazionale
15.7 Agire per porre fine al bracconaggio e al traffico delle specie protette di flora e fauna e combattere il commercio illegale di specie selvatiche
15.8 Entro il 2020, introdurre misure per prevenire l’introduzione di specie diverse ed invasive nonché ridurre in maniera sostanziale il loro impatto sugli ecosistemi terrestri e acquatici e controllare o debellare le specie prioritarie
15.9 Entro il 2020, integrare i principi di ecosistema e biodiversità nei progetti nazionali e locali, nei processi di sviluppo e nelle strategie e nei resoconti per la riduzione della povertà
15.a Mobilitare e incrementare in maniera significativa le risorse economiche da ogni fonte per preservare e usare in maniera sostenibile la biodiversità e gli ecosistemi
15.b Mobilitare risorse significative da ogni fonte e a tutti i livelli per finanziare la gestione sostenibile delle foreste e fornire incentivi adeguati ai paesi in via di sviluppo perché possano migliorare tale gestione e per la conservazione e la riforestazione
15.c Rafforzare il sostegno globale per combattere il bracconaggio e il traffico illegale delle specie protette, anche incrementando la capacità delle comunità locali ad utilizzare mezzi di sussistenza sostenibili
 
Social Entrepreneurship
https://www.impresaprogetto.it/sites/impresaprogetto.it/files/articles/cannatelli_et_al.pdf
 
#socialentrepreneurship
 
Il tema delle startup e della nuova imprenditorialità ha ricevuto negli ultimi anni crescente attenzione non solo in ambito business ma altresì da parte dei policy makers, vale a dire da parte dei responsabili in temi di politica economica. È immediato notare quali siano le ragioni legate a ciò, dato che quotidianamente adoperiamo servizi tecnologici che solo alcuni anni fa risultavano essere idee perseguite da uno o più ragazzi il cui unico asset era rappresentato dalla propria idea tradotta in un business plan. Il fulcro di ogni nuova impresa giace nel desiderio di tradurre in visione un sogno. La (sottile) differenza tra sogno e visione sta nel fatto che il sogno è qualcosa che è nella propria testa, la visione invece è un obiettivo articolato, ma soprattutto tangibile. Ed è proprio la sua tangibilità che genera motivazione in un imprenditore. Se poi la visione di un imprenditore è focalizzata alla risoluzione di un problema di natura sociale, si giunge ad un fenomeno che sta guadagnando rilevanza in qualsiasi angolo del pianeta si guardi: la social entrepreneurship.
A primo impatto, ci si potrebbe chiedere che cosa caratterizzi un social entrepreneur, un’interessante definizione è quella presentata dallo Schwab Foundation for Social Entrepreneurship“Social entrepreneurs drive social innovation and transformation in various fields including education, health, environment and enterprise development (…) with entrepreneurial zeal, business methods and the courage to innovate and overcome traditional practices”.
In sintesi, un social entrepreneur è un visionario pronto a cogliere un’opportunità sociale impiegando principi imprenditoriali (customer focus, strategia strutturata, scalabilità, pianificazione efficace, operations efficienti, disciplina finanziaria).
Quale spunto per l’impresa?
Per attrarre persone con potenziale, le aziende devono oggi cercare di offrire non solo un impiego ma un impiego che sia significativo o meaningful, per dirlo con la terminologia anglosassone. Come ha di recente affermato un executive: “Making things happen is good. But making a difference is better”.
 
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